martedì 25 marzo 2008

"LA CROCE PRESENTE NELLA NOSTRA VITA MA SPESSO IGNORATA" TRADIZIONALE OMELIA DELL'ARCIVESCOVO MONSIGNOR BRUNO SCHETTINO.

DUOMO GREMITO IN OGNI ORDINE DI POSTO. CAPUA - Parole pesante quanto un macigno,sono state ,quelle usate Da Monsignor Bruno Schettino Arcivescovo di Capua,durante l’omelia in occasione della s.messa celebrata domenica di Pasqua nella Cattedrale del duomo dell’antica e storica città rivierasca.Il significato saliente del discorso dell’alto prelato era rivolto ai valori cristiani a favore della famiglia in difesa della pace e della serenità,ma ecco alcune frase dette dall’arcivescovo schettino, suscitando tanta emozione tra i tantissimi presenti (ricordiamo che la chiesa risultava essere stracolma in modo tale da impedirci di avvicinarci all’altare per sentire più da vicino le toccante parole dell’alto prelato).Queste le sue parole:Quante e quante volte i nostri occhi si sono posati su un Crocifisso o una semplice croce, in questo mondo distratto, superlativo e superficiale. Quante volte entrando in una chiesa o passando davanti a delle edicole religiose agli angoli della strada, sui sentieri di campagna o di montagna, o mettendola al collo sia per devozione sia per moda, i nostri occhi hanno visto la croce; quante volte sin da bambini ci siamo segnati con il segno della croce recitando una preghiera o guardando il crocifisso appeso alla parete della nostra stanza da letto iniziando e terminando così la nostra giornata. La croce simbolo del cristianesimo, presente nella nostra vita sin dalla nascita, nei segni del rito del battesimo, nell’assoluzione nel sacramento della penitenza, nelle benedizioni ricevute e date in ogni nostro atto devozionale e sacramentale; fino all’ultimo segno tracciato dal sacerdote nel sacramento degli infermi nella croce astile che precede il funerale e nella croce di marmo o altro materiale poggiato sulla tomba. Così presente nella nostra vita, eppur tante volte ignota e guardata senza che ci dica niente con occhio distratto e abituato; eppure la croce è il supremo simbolo della sofferenza e della morte di Gesù, vero Dio e vero uomo, che con il suo sacrificio ci ha riscattato con la morte del peccato indicandoci la vera vita che passa attraverso la sofferenza. Gesù stesso con le sue parabole insegnò che il seme va sotterrato, marcisce e muore per dare nuova vita alla pianta che da lui nascerà. In tutta la vicenda umana e storica di Gesù, la passione culminata nella giornata di Venerdì Santo, designa da sempre l’insieme degli avvenimenti dolorosi che lo colpirono fino alla morte in croce. E questo insieme di atti progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis” che l’intera chiesa cattolica ricorda in ogni suo tempio con le 14 stazioni”. Con queste toccanti e penetranti parole, sua eminenza l’arcivescovo di Capua Bruno Schettino, affiancato dal Monsignor Domenico Di Salvia, in presenza del primo cittadino di Capua e tanti altri politici capuani, ha voluto ancora ricordare la giornata di venerdì santo quanto con un silenzio da parte della straripante folla che ogni anno, oramai da oltre un secolo, si accalca riempiendo tutta Piazza dei Giudici, l’intero Corso Appio e Via Duomo, per assistere al famoso incontro della Madonna con suo figlio Gesù, quando questi, scortato dai soldati romani, si accingeva ad essere crocifisso. La passione di Gesù – conclude l’alto prelato – cominciò dopo l’ultima cena tenuta con gli apostoli dove egli diede all’umanità il dono più grande che si potesse: sé stesso nel sacramento dell’Eucarestia, inoltre l’istituzione del sacerdozio cristiano e la grande lezione di umiltà e di amore verso il prossimo con la lavanda dei piedi dei 12 apostoli. I Vangeli ci raccontano gli avvenimenti in modo abbastanza preciso e concorde; nella primavera dell’anno 30 Gesù discese con i suoi discepoli dalla Galilea a Gerusalemme, in occasione della pasqua ebraica, l’annuale “memoriale” della prodigiosa liberazione del popolo ebreo dall’Egitto. Qui tenne l’ultima cena, dove di fatto fu sostituito il vecchio “memoriale” con il nuovo da rinnovare nel tempo fino al suo ritorno: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi”; questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi, “fate questo in memoria di me”. Dopo questa toccante omelia l’arcivescovo di capua ha benedetto l’intera cittadinanza con l’auspicio di un futuro più felice e sereno per tutti.